29 March 2008

Qualcosa torna

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 4:10 pm

http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/cellulare-gps/cellulare-spia/cellulare-spia.html

Di primo acchito, leggendo questa notizia, ho pensato alla chiusa del film/documentario, diffuso per vie sotterranee, ZEITGEIST (http://zeitgeistmovie.com/).

17 December 2007

I crittogrammi di Beale

Categoria:Cosazze qualunque — olden @ 3:02 pm

Nel 1817 un certo Thomas Jefferson Beale e la sua compagnia di 30 uomini si misero a inseguire un’immensa orda di bufali a circa 250 miglia a nord di Santa Fé. Si accamparono per la notte in un piccolo burrone e alla luce dei fuochi qualcosa brillò nelle rocce: oro! Per diciotto mesi Beale e gli altri scavarono oro e argento in quantità. Poi, nel novembre del 1919, essi tornarono in Virginia e lì nascosero mezza tonnellata d’oro e quasi due tonnellate d’argento in una fossa profonda un paio di metri nella contea di Bedford a circa quattro miglia da Bufords. Due anni dopo Beale aggiunse al deposito poco meno di una tonnellata d’oro, mezza tonnellata d’argento e 13000 dollari in gioielli. Poi ripartì per il West. Non tornò mai più. Ma aveva lasciato una cassetta, chiusa a chiave, a un certo Robert Morris, un taverniere che teneva in gran conto per la sua onestà: gli aveva dato istruzioni di aspettare dieci anni il suo ritorno; poi avrebbe potuto aprire la cassetta. Morris aspettò più di vent’anni prima di decidersi a far saltare la serratura. Trovò diversi fogli coperti di numeri e due lettere, indirizzate a lui. Beale vi raccontava la storia della scoperta dell’oro e lo invitava a dividere il tesoro in 31 parti uguali: una per sé e una da consegnare al parente più stretto di ciascuno dei suoi trenta uomini. I crittogrammi celavano i nomi di costoro e spiegavano dov’era nascosto il tesoro. Nelle lettere, poi, Beale annunciava l’arrivo della chiave, che invece non si era mai vista. Morris si mise al lavoro per risolvere i crittogrammi. Non ci riuscì. Dopo anni e anni di inutili tentativi divise il segreto con James B. Ward, della contea di Campbell in Virginia, che tentò a sua volta di leggere i messaggi. Finalmente riuscì a penetrare il cifrario del documento contrassegnato col numero due, che specificava l’ammontare del tesoro e come e quando Beale l’aveva sepolto. Ma non diceva dove. Il messaggio si concludeva così: Il documento numero uno descrive la posizione esatta del sotterraneo, perciò non si avranno difficoltà a trovarlo. La chiave del documento numero due era racchiusa nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Beale aveva numerato ogni parola da 1 a 1322 e aveva usato quel numero come equivalente di cifra per la prima lettera della parola. Ma la Dichiarazione d’Indipendenza non forniva la chiave per il crittogramma del documento numero uno, quella chiave così disperatamente ricercata. Il documento era un messaggio numerico di 496 gruppi dall’1 al 2906, con una moderata quantità di ripetizioni. I decrittatori - o per essere più precisi gli aspiranti tali - lo hanno attaccato più volte, tentando con la Costituzione, con questo o quel libro della Bibbia, con Shakespeare. Inutilmente. Ne fu mandata una copia ai Riverbank Laboratories di Fabyan, ma la soluzione non arrivò mai. Nel 1964 il dottor Carl Hammer di Washington programmò elaborati testi statistici su un Univac 1107 per determinare le caratteristiche del crittogramma. Tra le altre cose, scrisse, ho analizzato la distribuzione dei numeri, le loro somme e persino gli schemi autoregressivi da 2 a 100. Tutto ciò gli ha confermato che il documento numero uno è cifrato nello stesso sistema generale di quello numero due. Ma Hammer non ha risolto il crittogramma. L’uomo che ci riuscirà otterrà la più alta ricompensa mai offerta dalla criptoanalisi.

Se vuoi fare un tentativo, questi sono i testi di Beale. (Leggi…)

12 December 2007

Storiella n.1

Categoria:Cosazze qualunque — olden @ 9:22 pm

Prima storiella di una serie di ripescaggi dai meandri del web

Un pastore stava pascolando il suo gregge di pecore, in un pascolo decisamente lontano e isolato quando all’improvviso vede avvicinarsi una BMW nuova fiammante che avanza lasciandosi dietro una nuvola di polvere. Il guidatore, un giovane in un elegante abito di Versace, scarpe Gucci, occhiali Ray Ban e cravatta Yves Saint Laurent rallenta, si sporge dal finestrino dell’auto e dice al pastore: “Se ti dico esattamente quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?”
Il pastore guarda l’uomo, evidentemente uno yuppie, poi si volta verso il suo gregge e risponde con calma: “Certo, perché no?”
A questo punto lo yuppie posteggia l’auto, tira fuori il suo computer portatile della Dell e lo collega al suo cellulare della A T& T. Si collega a internet, naviga in una pagina della NASA, seleziona un sistema di navigazione satellitare GPS per avere un’esatta posizione di dove si trova e invia questi dati a un altro satellite NASA che scansiona l’area e ne fa una foto in risoluzione ultradefinita. Apre quindi un programma di foto digitale della Adobe Photoshop ed esporta l’immagine a un laboratorio di Amburgo in Germania che dopo pochi secondi gli spedisce un e-mail sul suo palmare Palm Pilot confermando che l’immagine è stata elaborata e i dati sono stati completamente memorizzati. Tramite una connessione ODBC accede a un database MS-SQL e su un foglio di lavoro Excel con centinaia di formule complesse carica tutti i dati tramite e-mail con il suo Blackberry. Dopo pochi minuti riceve una risposta e alla fine stampa una relazione completa di 150 pagine, a colori, sulla sua nuovissima stampante HP LaserJet iper-tecnologica e miniaturizzata.
Rivolgendosi al pastore esclama: “Tu possiedi esattamente 1586 pecore”. “Esatto. Bene, immagino che a questo punto puoi prenderti la tua pecora ” dice il pastore, e guarda il giovane che sceglie un animale e lo porta verso la sua auto.
Il pastore quindi aggiunge: “Hei, se indovino che mestiere fai, mi restituisci la pecora?”
Lo yuppie ci pensa su un attimo e dice: “Okay, perché no?”
“Sei un consulente” dice il pastore.
“Caspita, è vero - dice il giovane - come hai fatto a indovinare?”
“Beh non c’è molto da indovinare, mi pare piuttosto evidente.” - dice il pastore - “Sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere pagato per una risposta che io già conosco a una domanda che nessuno ti ha fatto e non capisci un c. del mio lavoro. Ora restituiscimi il cane!”

30 November 2007

Epifanie musicali

Categoria:Gravi fatti — syn @ 11:28 am

Con tenue sgomento, si può immaginare che la canzone Murderer dei Low sia stata “dedicata” a Courtney Love.
Simpatico pensiero, se fosse vero.


One more thing before I go
One more thing I’ll ask you Lord
You may need a murderer
Someone to do your dirty work

Don’t act so innocent
I’ve seen you pound your fist into the earth
And I’ve read your books

It seems that you could use another fool
Well I’m cruel
And I look right through

You must have more important things to do
So if you need a murderer
Someone to do your dirty work

20 November 2007

Dio santo

Categoria:Cadute di stile — syn @ 2:17 pm

Si, Dio ce l’ha grosso e voi no.

1 September 2007

La schiavitù di noi uomini “liberi”

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 9:21 am

Periodi di una tale inettitudine cosmica sopraffina ce ne son ben pochi. Approdati in questo aeternus status quo, conviene avvalorare la funzione copia/incolla (ma quali saran le origini di questo copiare? Forse la mimesis greca?).
Questo è pane per i denti di chi è in vena di un salutare e rigoglioso nichilismo.


Noi non siamo solo stufi di pagare le tasse. Siamo stufi di lavorare. Di essere, nella stragrande maggioranza, degli “schiavi salariati”, per dirla con Nietzsche, costretti a produrre per consumare. Stufi di essere dei tubi digerenti, dei lavandini, dei water attraverso i quali deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto velocemente produciamo. Adesso siamo arrivati addirittura all’estremo paradosso per cui non produciamo più nemmeno per consumare, ma dobbiamo consumare per produrre («Bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione», vero?). Dobbiamo cacare in continuazione, come scimmie, ingoiare la nostra merda e dire anche che ne siamo felici. Siamo la “variabile dipendente” del meccanismo economico, il “terminale uomo”. Anzi non siamo più nemmeno uomini, siamo stati degradati, appunto, a “consumatori”. Non c’è cosa più beffarda, concretamente e linguisticamente, del cosiddetto “tempo libero”. È anch’esso un tempo obbligato, da consumare per nutrire l’onnipotente meccanismo che ci sovrasta. Se un gruppo consistente di italiani, poniamo, decidesse di botto di non far più le vacanze crollerebbe il sistema e arriverebbero gli sbirri ad arrestare i renitenti per boicottaggio.
Non è che a noi umani non piaccia lavorare in assoluto. Qualche volta ci piace anche. Certamente l’artigiano e il contadino dell’ancien régime traevano soddisfazione dal proprio mestiere (che, per altro, è un concetto diverso da quello di lavoro), perché era creativo, personale (oggi si direbbe “personalizzato”, ed è già tutto un programma) e dalla loro abilità dipendeva la loro sopravvivenza, soddisfazioni che dubito riguardino l’operaio industriale, l’operatore del terziario, i ragazzi del “call center” e infinite altre categorie di lavoratori. Noi siamo stufi di lavorare come muli, come bestie da soma, per un modello insensato e di essere tosati come pecore della cui lana non si sa poi che fare. Siamo stufi di lavorare per permettere a Bill Gates (o chi per lui) di accumulare enormi ricchezze delle quali, arrivato a cinquant’anni, comprende che potrà utilizzarne solo una minima parte e che mette in una qualche Fondazione pur di liberarsene. O perché Silvio Berlusconi possa comprarsi sempre nuove ville che nemmeno se vivesse cent’anni (cosa a cui costui aspira, povero vecchio, illuso “puer aeternus”) potrebbe mai abitare. O perché individui totalmente decerebrati facciano finta di divertirsi al “Billionaire”. I ricchi depressi fra alcol e droga. Poveri ricchi. Fan pena. È fra di loro che si riscontrano le più alte percentuali di nevrosi, di depressione, di consumo di psicofarmaci, di alcol, di droga. Per trarre dal loro membro sempre più floscio una goccia di godimento, per provare un’emozione, devono farsi inchiappettare da un travesta e farsi ficcare il Rolex nel culo (che è un atto altamente simbolico: è come dire che i ricchi gadget che bramiamo e di cui ossessivamente ci circondiamo, per avere i quali lavoriamo, produciamo e ci consumiamo, non valgono nulla e devono far la fine che si meritano). Questo modello di sviluppo è riuscito nell’impresa, veramente miracolosa, di far star male anche chi sta bene.
E poveri politici, mosche cocchiere che si illudono di governare una macchina che non risponde più a nessun comando, tantomeno ai loro, e che da tempo va per conto suo, autopotenziandosi e aumentando costantemente, a causa della propria e ineludibile dinamica interna, la sua velocità. Finché andrà trionfalmente a sbattere da qualche parte. Costoro o sono dei truffatori - perché sono consapevoli di essere impotenti - o sono dei coglioni. Ma, forse, sono truffatori e coglioni insieme.
Liberté, egalité, fraternité era il motto della Rivoluzione francese nata da quell’evento epocale, decisivo, che è stata la rivoluzione industriale, da cui inizia la Modernità, e che ha partorito le ideologie e i modelli conseguenti: l’industrial-capitalismo e l’industrial-marxismo che non è che una variante, inefficiente, del primo. È stato un fallimento su tutta la linea. Completo. Clamoroso.
A parte il fatto che appena inalberata quella bandiera egualitaria e libertaria le democrazie occidentali si sono messe a schiavizzare gli altri popoli (il colonialismo sistematico è dell’Ottocento), da allora le disuguaglianze nei paesi industrializzati non han fatto che aumentare, così come è aumentata enormemente la disuguaglianza fra Primo e Terzo mondo, non solo in senso relativo, cioè rispetto a noi, ma assoluto: quei popoli sono più poveri, e più miserabili, di quanto lo siano mai stati in passato. Fraternité, vale a dire solidarietà, può esistere solo fra vicini, perché, come spiega Esiodo ne “Le opere e i giorni”, nasce dalla necessità di una mutua assistenza. Noi non conosciamo nemmeno chi abita nel nostro stesso palazzo e se, incontrandolo, lo saluti, risponde, sorpreso, con un grugnito.
Del resto, anche se non se n’è accorto, è già stato trasformato in un maiale da quella Circe moderna che è il meccanismo produzione-consumo- produzione, come per i porci di lui si sfrutta tutto, anche il codino. La solidarietà non è una cosa astratta, che può essere imposta per diktat, religioso o politico. Non è solidarietà quella delle “due Simone”, delle Cantoni e altri simili protagonisti del volontariato esotico, è solo la pruriginosa ricerca di ritagliarsi qualche emozione fuori ordinanza sulle disgrazie, vere o presunte, altrui - sgozzatele pure - che, oltretutto, sono state quasi sempre causate proprio dagli Stati cui appartengono queste “anime belle”, queste cugine delle cugine di Garlasco.
Né è solidarietà la bontà sanguinaria di Madre Teresa di Calcutta che si pasceva, da vera necrofora, del dolore («La sofferenza degli altri ci appaga, questa è la dura sentenza» scrive Nietzsche) e che per decenni ha rotto i santissimi con l’amor di Dio e non ci credeva e lo bestemmiava.
Liberté. Le libertà sono state abolite. Da quelle di dettaglio (non si può più fumare, non si può più bere, non si può nemmeno pisciare di notte sui copertoni della propria macchina - cosa che dà, ammettiamolo, una certa soddisfazione - a 50 metri da una puttana senza che un vigile solerte fotografi il tutto e lo spedisca alla tua “compagna” - ma chi te lo dice, stronzo, che quella è la mia compagna? - non si può dare una pedata a un cane senza essere inseguiti da orde di animalisti, eccetera) a quella decisiva: disporre come ci pare del tempo che, come diceva Benjamin Franklin, è «il tessuto della vita» e di cui siamo stati espropriati.
L’unica libertà che resta, sempre più illimitata, globale e oppressiva, è quella economica, cioè proprio quell’infernale meccanismo («Produci, consuma,crepa» per dirla con i Cccp) che ci sta strangolando tutti, poveri e ricchi. Questo è il Progresso, bellezza.

Massimo Fini (da Libero, 28 agosto 2007)

1 July 2007

Goffman, guru del comportamento

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 7:33 pm

Dei grandi autori (che provengano da culture empiriche, umanistiche o sperimentali) son solito sempre rosicchiare le opere ritenute minori, quelle magari più ombelicali o meno accademiche.
Sommando qualche addendo del mio comportamento in pubblico, ho notato, da tempi immemori, che la mia propensione a rispettare le convenzioni sociali è al limite del maniacale, con una dovizia di minuzie comportamentali da far invidia al perbenismo e buonismo antropomorfizzato.
Sono proverbiali le mie infrazioni urbane verso vigenti leggi e commi, così come le mie invettive sanguinolente nei confronti di singoli individui e delle istituzioni, di ogni declinazione d’appartenenza. Alla lista della spesa manca, praticamente, l’omicidio efferato e qualche atto artistico degno di esilio. Ma quando entro nella ribalta pubblica giocano reconditi ed arcani fattori che regolano il mio comportamento, piegandolo alle più serafiche enunciazioni del Galateo.
Inizialmente credevo stessi agendo in malomodo, o quantomeno in antinomia all’idealizzazione che mi ero costruito da anni, la maschera drammaturgica de LA VITA QUOTIDIANA COME RAPPRESENTAZIONE (sempre Goffman).

Ed invece il delizioso epilogo de IL COMPORTAMENTO IN PUBBLICO sembra, in qualche modo, sollevarmi da tutte le nevrosi e i crucci:

..Più che a una famiglia o a un club, più che a qualunque classe o sesso, più che a qualunque nazione, l’individuo appartiene ai raggruppamenti, e gli conviene dimostrare che ne è un membro in regola. La pena finale per chi rompe le regole è dura. Come riempiamo le nostre prigioni con quelli che trasgrediscono l’ordine legale, così riempiamo parzialmente i nostri manicomi con quelli che agiscono in maniera inappropriata: il primo tipo di istituzione è usato per proteggere le nostre vite e le nostre proprietà; il secondo per proteggere i nostri raggruppamenti e le nostre occasioni.

29 June 2007

Il wrestler tagliagola

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 8:58 am

Chris Benoit ha strangolato la moglie e soffocato il figlio, uccidendoli. Poi si è tolto la vita.
Ed io pensavo non facesse sul serio.

22 June 2007

Dio

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 7:12 am

Ne son conscio, la vostra esigenza di smitizzazione della società tramite invettive funamboliche dirette agli dei è forte.
Prego.

22 May 2007

Geekissimo Contest

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 7:02 am

Geek!

Il notorio Geekissimo, il nome simpa-giovanile-bullo-prof.diLecce non tradisce, si concede un contest con in palio un ipod shuffle. Partendo da questo assunto, ci sarebbero da infilare dotti corollari sul personale rigurgito per i contest e per l’ipod shuffle, ma dal momento che una carica di docente di Estetica o di assistenza al montaggio in un edificio a New York in cui la mestizia porta al suicidio mescalinico, sono lontane, va bene anche aderire al flusso mainstream , e qui rasento la citazione del Marziano, ‘che per i pezzienti va più che bene!

10 April 2007

Osservazione

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 9:19 am

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/bagnasco-2/bagnasco-2.html

In questi scatti, di sconcertante, sconvolgente, ignominioso, spregevole, esecrabile e riprovevole, trovo la presenza della zia chiatta con zipote.

27 February 2007

Troisi e il santo dubbio

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 9:12 am


8 February 2007

La rana che bolle

Categoria:Gravi fatti — olden @ 10:31 pm

Da Oilcrash.com

I filosofi ci hanno fornito un’utile metafora per rappresentare un particolare tipo di comportamento umano con la descrizione del fenomeno della rana che bolle. Il fenomeno è questo. Se gettate una rana in una pentola piena d’acqua bollente, essa tenterà ovviamente di cavarsene in modo frenetico. Ma se la ponete con gentilezza in una pentola piena di acqua tiepida e regolate la fiamma sul minimo, essa se ne starà lì a galleggiare placidamente. Man mano che l’acqua si scalderà gradualmente, la rana sprofonderà in uno stato di tranquillo torpore, esattamente come farebbe uno di noi in un bagno caldo e, in breve tempo e con un sorriso sulle labbra, si lascerà bollire a morte senza opporre resistenza. (Leggi…)

27 January 2007

Saddam Barleycorn must die

Categoria:Cadute di stile — olden @ 11:47 am

A seguito di questo acutissimo post dell’amico M.P. , mi sono cimentato in un videoclip chitarristico-vocale. Vietato prendere per il culo per via della voce.

4 January 2007

Ecco perchè durante la guerra fredda tifavo URSS

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 11:11 am

In un sondaggio sulle previsioni per il 2007, il 25 per cento degli americani ha risposto che sarà l’anno della seconda venuta terrena di Gesù Cristo. Il margine di errore è di +/- 3 per cento, ed è riferito al sondaggio, non alla risposta.

28 December 2006

Cose che ti fanno pensare che se non ci fosse il web bisognerebbe inventarlo

Categoria:Inutilia! — olden @ 1:47 am

Ancorchè totalmente abbandonato in balìa dello spam, Lo Scannatoio è ancora capace di regalare momenti di sano e autentico confronto culturale.


· e non finisce qui...

L10 Web Stats Reporter 3.15